Zodiac Killer, la storia del serial killer

Zodiac Killer è un serial killer che sorprende coppie contro cui spara con una pistola calibro .22 o 9mm. Ha commesso tra i 5 e gli 8 omicidi

Zodiac Killer, la storia del serial killer

I primi omicidi

Alle 23:15, il 17enne David Faraday si fermò con la sua station wagon in un’area di parcheggio assieme alla fidanzata, Betty Lou Jensen. Qualcuno si avvicinò all’auto e sparò loro con una semi automatica calibro .22, caricata con munizioni Winchester Western Super X con punta in rame. Il ragazzo venne colpito da un solo proiettile alla testa e morì in pochi minuti. La ragazza, invece, venne raggiunta da 5 colpi alla schiena e morì all’istante.

Non c’erano né segni di furto, né testimoni. Quindi la polizia non sapeva da dove cominciare le indagini. L’unica cosa che sembrava certa è che l’assassino aveva sparato prima dei colpi contro l’auto, per costringere le vittime a uscire, per poi freddarle appena fuori dal veicolo. Le indagini, tuttavia, si arenarono presto.

Il 4 luglio del 1969 venne aggredita una seconda coppia, sempre in un parcheggio. Darlene Ferrin, di 22 anni, venne raggiunta da 5 proiettili e muore. Mike Mageau, il 19enne che era con lei, pur ferito da 4 colpi riuscì a salvarsi (L’arma usata dal killer questa volta è una 9mm).

Nonostante il caso somigli molto al precedente, gli investigatori rivolsero le loro attenzioni su James Philip, marito di Darlene. L’uomo, però, al momento del delitto era al lavoro al Ceasar’s, il ristorante in cui faceva il cuoco. Si iniziò, così, a ipotizzare un collegamento con il duplice omicidio di dicembre.

Mike Mageau venne sentito più volte: il ragazzo raccontò che si era fermato con Darlene per parlare, e che a un certo punto nel parcheggio era giunta una macchina, forse una Ford Mustang, o una Chevrolet Corvair. Da questa era uscito un uomo che li aveva abbagliati con una torcia. Loro avevano pensato si trattasse di un poliziotto: si erano preparati a mostrare i documenti, ma lo sconosciuto non aveva chiesto niente. Senza parlare, aveva aperto il fuoco e si era allontanato.

Mike, ferito, aveva iniziato a lamentarsi, e il killer era tornato indietro per sparare altri 2 colpi ciascuno. Era stato dopo la seconda serie di spari che il giovane era riuscito a vedere l’aggressore: si trattava di un bianco, alto circa 1 metro e 65, sulla trentina, tarchiato e coi capelli scuri. 45 minuti dopo l’aggressione, qualcuno telefonò alla polizia e si attribuì quel delitto e quello di dicembre.

Poi, il 31 luglio del 1969, al Times Herald di Vallejo e all’Examiner e al Chronicle di San Francisco giunsero delle lettere da parte dell’assassino, che iniziò così la sua corrispondenza a distanza con le forze dell’ordine.

Ciascuna delle tre missive conteneva 1/3 di un codice cifrato che, se risolto, dice il killer, avrebbe riveleto la sua identità.

Il testo della missiva al Times Herald:

Caro Editore,
sono l’assassino dei 2 teenager dello scorso Natale a Lake Herman e della ragazza dello scorso 4 luglio.
Per provarlo dimostrerò alcuni fatti che solo io + la polizia conosciamo.

Natale
1 Marca dei proiettili Super X
2 10 colpi esplosi
3 Il ragazzo giaceva sulla schiena, piedi rivolti verso l’auto
4 La ragazza giaceva sul fianco destro, piedi rivolti a ovest

4 Luglio
1 La ragazza indossava pantaloni modellati
2 Il ragazzo è stato colpito anche al ginocchio
3 La marca dei proiettili era Western

Qui c’è un codice cifrato che è parte di un altro. Altre due parti sono state spedite al San Francisco Examiner + al San Francisco Chronicle. Voglio che stampiate il codice in prima pagina, venerdì 1 agosto 69, se non lo farete inizierò a uccidere venerdì notte e continuerò per tutto il weekend. Andrò in giro e prenderò tutte le persone che troverò, da sole o in coppia, e andrò avanti finché non ne avrò ucciso più di una dozzina“.

La decifratura del codice

I rompicapi vennero pubblicati e decifrati in breve tempo:
MI PIACE UCCIDERE LE PERSONE PERCHÈ È COSÌ DIVERTENTE È PIÙ DIVERTENTE DI UNA PARTITA DI CACCIA NELLA FORESTA PERCHÈ L’UOMO È L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO DI TUTTI UCCIDERE QUALCOSA MI REGALA L’ESPERIENZA PIÙ ECCITANTE CHE CI SIA ANCHE PIÙ DI SVUOTARMI LE PALLE CON UNA RAGAZZA LA PARTE MIGLIORE È CHE QUANDO MORIRÒ RINASCERÒ IN PARADISO E TUTTI QUELLI CHE HO UCCISO SARANNO MIEI SCHIAVI NON VI DIRÒ IL MIO NOME PERCHÉ CERCHERESTE DI RALLENTARE O FERMARE LA MIA COLLEZIONE DI SCHIAVI PER LA MIA VITA DOPO LA MORTE. EBEORIETEMETHHPITI“.

Gli altri omicidi

Il 27 settembre del 1969, Cecilia Ann Shepard e Bryan Calvin Hartner erano fermi in parcheggio in prossimità del lago Berryessa, quando un uomo vestito con uno strano costume si avvicinò loro impugnando una pistola. Disse di essere evaso da una prigione del Colorado e di aver bisogno di soldi per fuggire in Messico.

Bryan gli tese il portafogli e le chiavi della macchina, ma dopo qualche scambio di battute l’uomo legò lui e Cecilia e cominciò a pugnalarli. I giovani vennero trovati da un pescatore che chiamò subito i rangers del lago. Cecilia, ferita da 10 coltellate (5 alla schiena e 5 sul davanti), morì due giorni dopo. Bryan, invece, nonostante le 6 coltellate ricevute riuscì a sopravvivere.

Un’ora dopo l’aggressione un uomo chiamò il Dipartimento di Polizia di Napa e dichiarò di esserne l’autore. La chiamata venne rintracciata (era partita da una cabina telefonica). Dalla cornetta vennero rilevate le impronte digitali (che non servirono a nulla). Dell’assassino restarono solo le tracce lasciate sulla scena del crimine, e alcune scritte sulla portiera dell’auto di Bryan: le date dei precedenti omicidi e uno strano simbolo (un cerchio attraversato da una croce).

L’11 ottobre del 1969 a morire fu il tassista Paul Stine, freddato da un colpo a bruciapelo sparato alla testa con una 9mm, che però non è la stessa arma del delitto Ferrin. L’omicidio ebbe luogo verso le 22.00, all’angolo tra Washington e Cherry Street, nel quartiere di Presidio Heights, San Francisco.

Tre testimoni diedero una sommaria descrizione dell’assassino: un maschio bianco, corpulento, tra i 25 e i 30 anni, alto circa 1 metro e 65 centimetri, con i capelli scuri e vestito di nero. La polizia, però, per errore, nel diramare l’identikit, parlò di un uomo di colore. A causa di questo sbaglio, quando gli agenti Fouke e Zelms videro un bianco che si allontana a piedi in Jackson Street non lo fermarono.

Diedero ugualmente un’occhiata all’uomo. Quando, poi, venne reso noto il vero profilo, si resero conto che probabilmente avevano lasciato passare l’autore del delitto. Venne subito convocato un disegnatore che tracciò un secondo identikit a partire dalle loro osservazioni. Fouke e Zelms affermarono che l’individuo in cui si erano imbattuti era più anziano e più alto di quanto avessero riferito i testimoni, ma il bollettino non riportò tutte le valutazioni degli agenti (invece di un’altezza di circa 190 cm compariva sempre 1 metro e 65 centimetri).

Due giorni dopo, il Chronicle ricevette una lettera da parte di Zodiac che conteneva un pezzo della camicia insanguinata della vittima.

Altre possibili vittime

Dopo la quarta morte in poco tempo la polizia cominciò a chiedersi se era possibile che l’assassino avesse già colpito in passato.

Il primo caso sospetto era quello di Robert Domingos e Linda Edwards, freddati il 4 luglio 1963, rispettivamente, da 11 e 9 proiettili sparati da una .22 semi automatica armata con munizioni Winchester Western Super X. Anche in quel frangente non c’era stato nessun furto, nessuna molestia sessuale, nessun testimone. I due ragazzi si trovavano su una spiaggia isolata, erano stati legati con dei pezzi di corda già tagliati, uccisi con un’arma del tutto analoga a quella usata nei recenti delitti. Le somiglianze col caso del lago Berreyssa erano evidenti.

Il secondo caso era quello di Cheri Jo Bates, uccisa il 30 ottobre del 1966. La ragazza era stata picchiata e pugnalata più volte con un coltello a lama corta. Molti giornali nel novembre del 1970 pubblicarono articoli in cui ipotizzavano la sua responsabilità, e il serial killer rispose con delle lettere attribuendosi la paternità dell’omicidio.

L’assassino seriale venne accostato al rapimento di Kathleen Johns, avvenuto il 22 marzo 1970 nei pressi di Patterson, in California. Kathleen stava viaggiando con la sua bambina di pochi mesi lungo l’autostrada 132. Si fermò perché un uomo, gesticolando, indicò che aveva dei problemi con una ruota che sembrava sul punto di staccarsi. Lo sconosciuto offrì il suo aiuto e finse di fissare lo pneumatico, ma quando Kathleen si rimise alla guida la ruota si svitò del tutto e lei dovette fermarsi. L’uomo, quindi, la convinse ad accettare un passaggio fino a una vicina stazione di servizio. In realtà, però, la condusse in un’area disabitata dove la tenne prigioniera per due ore minacciando di ucciderla. In seguito la Johns, dopo aver visto l’identikit di Zodiac in una centrale di polizia, sostenne che poteva essere lui l’aggressore. I giornali riportarono la cosa e il 24 luglio Zodiac si fece vivo con Chronicle, attribuendosi il crimine. Il serial killer, però, non fu in grado di riferire particolari che attestassero il suo coinvolgimento.

L’ultimo possibile caso su cui vengono fatte ipotesi è quello della sparizione di Donna Ann Lass, scomparsa il 6 settembre 1970 da un hotel di South Lake Tahoe, nel Nevada. La ragazza, 25enne, lavorava come infermiera. Di lei, dopo le due di notte, quando staccò dal lavoro, si perse ogni traccia. Il giorno successivo un uomo telefonò al suo principale annunciando che non sarebbe più tornata, a causa di problemi familiari. Il supposto collegamento con Zodiac starebbe solo in una cartolina che viene spedita al Chronicle, nel 1971. Quest’ultima comunque non contiene nessuna prova, mentre di solito egli ne forniva in abbondanza.

I sospettati

Sono molte le persone che vengono sospettate di essere il serial killer Zodiac.

Rick Marshall

Uno dei personaggi su cui si sono concentrate le maggiori attenzioni è Rick Marshall. Ancora oggi, molti investigatori sono convinti che Zodiac possa essere lui, ma a suo carico non sono mai state trovate prove.

I particolari:

  • la somiglianza fisica forte con gli identikit diramati;
  • nel 1966 viveva nell’area di Riverside in cui avvenne l’omicidio di Cheri Jo Bates, possibile vittima del serial killer;
  • nel 1969 si trasferì in Scott Street, a San Francisco, a poche miglia dall’unica scena del crimine in città associata a Zodiac;
  • possedeva una macchina da scrivere della stessa marca usata da Zodiac;
  • usava una penna dello stesso tipo di quella con cui erano state scritte le lettere spedite dal serial killer;
  • era ambidestro e la sua grafia secondo gli esperti aveva molti tratti in comune con quella dell’autore delle missive;
  • amava i film muti, e proprio da un film muto intitolato “The Red Phantom Zodiac” aveva tratto ispirazione per firmare una lettera da San Rafael;
  • sapeva usare i metodi di costruzione di diagrammi elettrici, con cui il killer aveva creato i suoi cifrari;
  • sapeva cucire a macchina: aveva indossato un cappuccio probabilmente cucito in casa nel delitto del lago Berryessa;
  • possedeva delle risme di carta identica a quella usata per le lettere da Zodiac;
  • guidava un’auto che somigliava molto a quella descritta da Mike Mageau;
  • nei primi anni ’70 lavorava in una radio denominata KITM: queste 4 lettere somigliano ai simboli inclusi a chiusura della cosiddetta “Lettera dell’Esorcista” spedita da Zodiac.
Lawrence Kane

Nel 1969, a 45 anni, venne indagato anche Lawrence Kane. Figlio unico, era stato tirato su dalla madre, dopo il divorzio dei suoi genitori quando aveva 13 anni. Sempre solitario, non si era mai sposato ed era molto attaccato alla figura materna.

Usava alter ego e false identità, i vicini non sapevano praticamente niente di lui. Nel 1962 aveva avuto un grave incidente automobilistico a causa del quale gli psichiatri ritenevano non fosse più in grado di controllare l’autogratificazione.

I particolari:

  • Lawrence aveva conosciuto Darlene Ferrin, una delle vittime di Zodiac, e 5 giorni dopo la morte di quest’ultima, aveva venduto la propria auto (una Pontiac).
  • Al tempo dell’omicidio di Paul Stine, viveva a San Francisco, a poca distanza dal luogo del delitto.
  • Dopo aver ucciso Stine, Zodiac era fuggito verso il Letterman General Hospital, in cui lavorava Donna Lass (possibile vittima del serial killer). Nel 1970, la Lass si era trasferita da San Francisco a South Lake Tahoe per lavorare in un hotel, e nello stesso anno Kane si trasferì nella stessa città per lavorare nello stesso edificio. Alcuni colleghi della ragazza avevano dichiarato che forse lei e Kane si frequentavano.
  • Kathleen Johns aveva identificato in lui l’uomo che l’aveva rapita.
  • In una lettera, Zodiac aveva citato uno spettacolo chiamato “The Mikado“, e Kane viveva a poca distanza da un teatro in cui veniva inscenata l’opera al tempo dei delitti.
  • In una lettera Zodiac aveva scritto “My name is”, e poi un codice. Nel codice è possibile leggere KANE.
Arthur Leigh Allen

Un altro personaggio che entrò nel caso Zodiac fu Arthur Leigh Allen (morto nel 1992). Venne indicato come possibile sospetto da Robert Graysmith nel suo libro “Zodiac Unmasked: the Identity of America’s Most Elusive Serial Killer“.

Il suo primo coinvolgimento nelle indagini è datato 30 ottobre 1966, il giorno in cui venne uccisa Cheri Jo Bates. Alla polizia e al giornale locale di Riverside giunsero due lettere dattiloscritte con una macchina da scrivere “Royal”. Durante una perquisizione, nel 1991, a casa di Allen venne sequestrata proprio una Royal, tipo Elite.

Allen all’epoca del delitto era un insegnante delle elementari, che in tutta la carriera aveva preso un solo giorno di ferie per malattia: l’1 novembre 1966. E’ in quel periodo si trovava proprio a Riverside.

Nel 1966 altre tre lettere anonime che si riferivano al caso Bates e che promettevano altre vittime vennero spedite alla polizia (tre anni dopo vennero attribuite a Zodiac). Ciascuna era affrancata col doppio della tariffa necessaria (tipico marchio del serial killer), e due di esse contenevano uno strano simbolo, che alcuni ritennero una Z, altri invece supposero indicasse il numero 32.

I particolari:

  • Nel 1966, Allen aveva 32 anni, viveva al 32 di Fresno Street, a Vallejo, e nel 1970 Zodiac aveva creato un cifrario con 32 simboli.
  • Secondo quanto riferito da suo fratello, Allen aveva ricevuto in regalo dalla madre un orologio Zodiac nel 1967 (il logo è proprio il cerchio con la croce, lo stesso usato dal serial killer che poi inizierà a farsi chiamare con quel nome).
  • Un amico, Philip, disse che Allen parlava spesso di cacciare essere umani, che erano più difficili da uccidere rispetto agli animali (lo stesso messaggio era contenuto nelle lettere con il cifrario spedite da Zodiac).
  • Nel 1971 aveva confessato agli inquirenti che era rimasto molto impressionato da ragazzo da un libro chiamato “The most dangerous game” (nel libro si parlava di una caccia a un uomo, visto come un animale).
  • Il 15 giugno del 1958, venne arrestato per disturbi alla quiete pubblica, dopo una rissa con un certo Ralph Spinelli. Le accuse contro di lui vennero, però, ritirate l’8 luglio. Nello stesso giorno del 1974 Zodiac indirizzò una lettera a un giornalista del Chronicle che si chiamava Marco Spinelli.
  • Secondo alcune testimonianze, prima che Zodiac spedisse il cifrario ai giornali, Allen possedeva già dei codici che recavano gli stessi identici simboli.
  • Aveva l’abitudine di sbagliare intenzionalmente la pronuncia di alcune parole. Ad esempio, diceva “Merry Xmass“, con due S finali invece che una sola, proprio come il serial killer.
  • Era stato per 10 anni insegnante di scuola elementare. In una lettera del 1969 Zodiac aveva scritto le parole “bussy work“. Con “busy work” gli insegnanti delle elementari indicavano un metodo per tenere impegnati i bambini e farli stare in silenzio.

Il suo amico Don Cheeney disse alla polizia che Allen aveva affermato, nel 1969, le seguenti cose:

  • Gli sarebbe piaciuto uccidere coppie a caso;
  • Avrebbe sfidato la polizia inviando lettere con dettagli sui crimini;
  • Avrebbe firmato le lettere con simbolo del suo orologio;
  • Si sarebbe fatto chiamare Zodiac;
  • Si sarebbe travestito per cambiare aspetto;
  • Avrebbe attaccato una torcia sulla canna della sua pistola per poter sparare di notte;
  • Avrebbe fatto fermare donne alla guida in zone isolate dicendo che avevano problemi alle ruote, e poi le avrebbe fatte prigioniere.

Cheney riferì tutto agli inquirenti del dipartimento di San Francisco, ma il mandato di cattura che questi ottennero non riguardava la casa del sospetto in Fresno Street e non venne trovato niente a suo carico.

I possibili legami di Allen con i delitti:

Lake Herman Road

  • Allen conosceva la zona: ci andava spesso a bere in macchina e portava sempre dietro delle armi.
  • Nella perquisizione del 1991 la polizia del Dipartimento di Vallejo gli sequestrò delle munizioni dello stesso tipo di quelle usate da Zodiac per l’omicidio di David Faraday e Betty Lou Jensen.

Blue Rock Springs

  • Mike Mageau aveva sostenuto che l’auto dell’aggressore era una Corvair. Allen aveva intenzione di acquistare una macchina di questo tipo dal suo amico Philip e spesso si faceva prestare il veicolo.
  • Sembra esserci anche una connessione tra l’uomo e Darlene Ferrin (vittima di Zodiac). La ragazza usciva a volte con un corteggiatore che si chiava Lee (Allen era noto col suo secondo nome,
  • Leigh, che si pronuncia allo stesso modo). Nel 1992 Mageau aveva riconosciuto l’uomo che gli aveva sparato proprio in Arthur Allen.

Lago Berryessa

  • Le vittime in questo caso erano state uccise con un coltello e un’arma analoga a quella usata per il delitto era stata trovata nel 1991 in possesso di Allen.
  • Il suo numero di scarpa corrispondeva alle impronte trovate sulla scena del crimine.
  • Secondo Bryan Hartnell, scampato alla furia di Zodiac, la voce e l’aspetto fisico di Arthur Leigh Allen erano gli stessi dell’assassino.

Omicidio Stine

  • La destinazione di Zodiac, quando salì a bordo del taxi di Paul Stine, era contrassegnata da un segnale di “attraversamento bambini”. Due giorni dopo, il 13 ottobre, il serial killer scrisse una lettera in cui si scagliava contro i bambini delle elementari.
  • Arthur Leigh Allen era un maestro delle elementari, e la sua patente di guida era stata rilasciata in data 13 ottobre.
  • Secondo un rapporto della polizia, prima del delitto Stine, Ralph Spinelli dichiarò che Allen aveva ammesso di essere Zodiac e che l’avrebbe provato uccidendo un tassista a San Francisco.
  • L’omicidio di Paul Stine è l’unico nel quale il serial killer prese degli oggetti della vittima (portafogli, chiavi dell’auto e un pezzo della camicia).

Altre circostanze che fanno sospettare di Arthur Leigh Allen:

  • In una lettera Zodiac aveva riportato lo schema di una bomba e aveva dichiarato di averla ordinata per corrispondenza. Nel 1991, in possesso di Allen vennero trovati schemi di ordigni simili, da costruire con gli stessi materiali descritti nella missiva, e un catalogo di esplosivi acquistabili per email.
  • Allen aveva servito in Marina (Zodiac si pensa avesse avuto un passato militare, forse in Marina).
  • Tra il 1970 e il 1974 Allen si trasferì a Sonoma per un corso di chimica. Improvvisamente i delitti di Zodiac cessarono, ma cominciarono a morire delle studentesse di Sonoma.
  • Nel 1969 Zodiac aveva scritto una lettera all’avvocato Melvin Belli: lo stesso a cui si rivolse in seguito Arthur Leigh Allen.
  • Nel 1992 la polizia di Vallejo sequestrò una videocassetta di Allen, due giorni dopo la sua morte. Il nastro era contrassegnato con Z. Il suo contenuto non è mai stato rivelato.
Arresto, processo e condanna

Il caso Zodiac è stato ufficialmente chiuso il 2 aprile 2004, irrisolto. Nel 2007 è stato riaperto.