Richard Ramirez, la storia del serial killer

Richard Ramirez, conosciuto come “Night Stalker”, è stato un serial killer statunitense che commise almeno 13 omicidi

Richard Ramirez, la storia del serial killer
Richard Ramirez, conosciuto come “Night Stalker“, è stato un serial killer statunitense. Nato il 29 febbraio del 1960 a El Paso, ha commesso almeno 13 omicidi tra il 17 marzo 1985 e il 31 agosto 1985, giorno della sua cattura. Nel 1989 è stato condannato a morte tramite camera a gas per 41 crimini, inclusi i 13 omicidi.

La sua esecuzione, inizialmente prevista per l’estate 2006, è stata posticipata a causa di un appello accettato dalla Corte suprema nel 2007. Tuttavia, l’esecuzione non è mai avvenuta a causa della morte prematura di Ramirez nel 2013. Come John Wayne Gacy, Ramirez ha trascorso parte del suo tempo in prigione dipingendo quadri.

Biografia

Richard Ramirez nacque da Julian e Mercedes Ramirez, che ebbero in totale 5 figli. Suo padre, ex poliziotto poi divenuto operaio sull’autostrada di Santa Fe, e sua madre, di fede cattolica, lo crescevano con l’uso frequente di punizioni corporali come metodo educativo. Tra i fratelli, Ramirez aveva un legame particolare con la sorella Rosa.

Si ritiene che Ramirez potrebbe aver subito l’influenza negativa del cugino Mike, veterano della Guerra del Vietnam, che vantava di aver ucciso e torturato numerosi nemici. Mike mostrava a Ramirez delle fotografie Polaroid delle sue vittime, tra cui immagini scioccanti di teste decapitate di donne vietnamite, accompagnate da scene di atti sessuali. Ramirez era presente nel momento in cui Mike sparò e uccise la propria moglie, e ciò avvenne quando Richard aveva solamente 13 anni.

Gli omicidi

Il 17 marzo 1985, Ramirez attaccò Maria Hernandez, una giovane donna di 22 anni, fuori dalla sua casa. Le sparò prima di entrare nell’abitazione. Una volta dentro, trovò Dayle Okazaki, di 34 anni, che uccise immediatamente. Maria Hernandez sopravvisse, miracolosamente, grazie al fatto che il proiettile, sparato da Ramirez, rimbalzò sulle chiavi di casa che teneva al petto istintivamente per proteggersi.

Circa un’ora dopo l’omicidio di Okazaki, Ramirez colpì di nuovo a Monterey Park. Sulla scena del crimine venne ritrovato un cappellino da baseball con il logo degli AC/DC. Attaccò Tsai-Lian Yu, una donna di 30 anni, tirandola fuori dalla sua auto e sparandole due colpi prima di fuggire. Un agente di polizia la trovò ancora viva, ma purtroppo morì poco prima dell’arrivo dell’ambulanza. Questi due omicidi fecero scalpore nei media locali, seminando il terrore tra i residenti delle zone colpite.

Il 27 marzo, Ramirez sparò a Vincent Zazzara, di 64 anni, e a sua moglie Maxine, di 44. Il corpo della signora Zazzara fu soggetto a violenza sessuale e mutilazioni con coltellate, e sul seno sinistro le venne incisa la lettera “T“, mentre le furono asportati gli occhi. I cadaveri di Vincent e Maxine furono scoperti nella loro casa a Whittier dal figlio della coppia, Peter. L’autopsia rivelò che le mutilazioni erano avvenute dopo la morte delle vittime. Ramirez lasciò delle impronte di scarpe da ginnastica marca Avia sul luogo del delitto, che la polizia fotografò e archiviò. In quel momento, erano gli unici indizi in possesso della polizia. I proiettili rinvenuti sulla scena del crimine furono confrontati con quelli trovati durante i precedenti omicidi, e gli agenti compresero di avere a che fare con un serial killer. Gli omicidi erano infatti opera della stessa persona.

Due mesi dopo l’uccisione degli Zazzara, Richard Ramirez attaccò una coppia di cinesi anziani, Harold Wu di 66 anni e sua moglie Jean Wu di 63 anni. Harold venne ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre Jean venne picchiata, legata e violentata ripetutamente. Nonostante ciò, Ramirez decise di lasciarla in vita per ragioni sconosciute. I suoi impulsi omicidi diventarono sempre più violenti giorno dopo giorno. Lasciava dietro di sé sempre più indizi, e fu in questo periodo che i media lo soprannominarono “The Night Stalker“. Le vittime sopravvissute descrivevano il killer come un uomo alto di origine ispanica, con lunghi capelli neri ricci, un viso magro e allungato e una dentatura in pessime condizioni.

Il 29 maggio 1985, Ramirez attaccò Malvial Keller di 83 anni e sua sorella disabile Blanche Wolfe di 80 anni, colpendole entrambe con un martello. Ramirez cercò anche di violentare Malvial, ma non ci riuscì. Utilizzando un rossetto, disegnò un pentacolo sulla parete della stanza da letto e su una coscia di Malvial. Blanche sopravvisse all’attacco.

Il giorno successivo, Ramirez legò, picchiò e sodomizzò Carol Kyle di 41 anni, mentre il figlio undicenne della donna era rinchiuso nell’armadio dal killer.

Durante i mesi di giugno e luglio, altre tre donne furono uccise. Due di loro vennero sgozzate e una fu picchiata a morte. Tutte e tre furono attaccate nelle loro case.

Il 26 giugno, Ramirez rapì di notte la piccola Anastasia Hronas, una bambina di 6 anni, dalla sua stanza; dopo averla violentata ripetutamente, la lasciò libera vicino a una stazione di servizio.

Il 5 luglio, Whitney Bennett di 16 anni e Linda Fortuna di 63 anni furono attaccate da Ramirez, ma entrambe riuscirono a sopravvivere.

Il 20 luglio, Ramirez commise due omicidi nello stesso giorno. A Sun Valley sparò e uccise un uomo di 32 anni di nome Chitat Assawahem, mentre sua moglie Sakima di 29 anni fu picchiata e costretta ad avere un rapporto orale. Ramirez sodomizzò anche il figlioletto di 8 anni della coppia di fronte agli occhi della madre. Più tardi lo stesso giorno, attaccò una coppia a Glendale, Maxson Kneiding di 66 anni e sua moglie Lela, anche lei di 66 anni; entrambi furono uccisi e i loro corpi furono mutilati.

Il 6 agosto 1985, Richard Ramirez, un uomo di 25 anni, entrò nell’appartamento di Christopher Petersen e Virginia Petersen a Monterey Park, in California. Ramirez sparò a entrambi i coniugi, ma entrambi sopravvissero.

L’8 agosto, Ramirez uccise Ahmed Zia, 35 anni, a Diamond Bar, in California. Ramirez sparò a Zia e poi violentò la moglie di Zia, Suu Kyi, 28 anni.

Il 17 agosto, Ramirez uccise Maxson Kneiding, 66 anni, e Lela Kneiding, 66 anni, a Glendale, in California. Ramirez sparò alla coppia e poi li sodomizzò e li pugnalò a morte. Ramirez lasciò anche un pentacolo disegnato con un rossetto e le parole “Jack the Knife” sul muro della camera da letto della coppia.

Il 24 agosto, Ramirez uccise Bill Carns, 29 anni, a Mission Viejo, in California. Ramirez sparò a Carns e poi violentò la fidanzata di Carns, Inez Erickson, 27 anni. Ramirez costrinse Erickson a inneggiare a Satana e poi la forzò a un rapporto orale. Erickson riuscì a strisciare fino alla finestra e a scorgere l’auto di Ramirez, una Toyota station wagon di colore arancio. Erickson fu anche in grado di dare una descrizione dettagliata di Ramirez alla polizia.

Un adolescente identificò l’auto di Ramirez dopo averla vista al telegiornale. Si segnò la targa dell’auto e la fornì alla polizia. La polizia rinvenne l’auto di Ramirez il 28 agosto e riuscì a ottenere le sue impronte digitali dal finestrino di una portiera. Le impronte si rivelarono quelle di Richard Muñoz Ramirez. Due giorni dopo, la foto segnaletica di Ramirez fu trasmessa in televisione e stampata sui giornali. Ramirez fu riconosciuto e quasi linciato da una folla di passanti a East Los Angeles mentre stava cercando di rubare un’auto. La polizia dovette intervenire per impedire alla folla di uccidere Ramirez. Ramirez fu arrestato e accusato di 13 omicidi, 5 tentati omicidi, 11 violenze sessuali e 14 furti con scasso. Fu condannato a morte e giustiziato nel 2013.

Processo e detenzione

Il processo a Richard Ramirez iniziò il 22 luglio 1988 e si concluse il 20 settembre 1989 con la sua condanna a 13 omicidi, 5 tentati omicidi, 11 violenze sessuali e 14 furti con scasso. Ramirez fu condannato a 19 pene di morte, una per ogni reato.

Il processo fu uno dei più lunghi e complessi nella storia giudiziaria americana. Più di 100 testimoni furono chiamati a testimoniare, e alcuni di loro ebbero difficoltà a ricordare gli eventi accaduti quattro anni prima. Altri, invece, furono in grado di identificare Ramirez come l’assassino.

Durante il processo, Ramirez si presentò in aula con un pentacolo tatuato sul palmo di una mano. Il 3 agosto 1988, il Los Angeles Times riportò la notizia che alcune guardie carcerarie avevano sentito Ramirez dire di voler sparare al procuratore distrettuale in aula, con una pistola che intendeva contrabbandare in tribunale di nascosto. Di conseguenza, venne installato un metal detector all’entrata dell’aula e furono disposti severi controlli.

Il 14 agosto, il processo fu interrotto perché uno dei giurati, Phyllis Singletary, non si presentò in aula. Più tardi quello stesso giorno, la donna venne trovata morta nel suo appartamento, uccisa da un colpo di arma da fuoco. La giuria rimase terrorizzata dall’evento; nessuno sapeva se Ramirez avesse avuto qualcosa a che fare con l’omicidio. In realtà, Singletary era stata uccisa dal suo fidanzato, che in seguito si suicidò.

Durante il processo, Ramirez ebbe numerose fan che gli scrivevano appassionate lettere d’amore in carcere. A partire dal 1985, la giornalista freelance Doreen Lioy gli scrisse circa 75 lettere. Nel 1988, Ramirez le propose di sposarlo, e il 3 ottobre 1996 la coppia si sposò nel carcere di San Quintino. Lioy ha ripetutamente affermato che si sarebbe suicidata il giorno in cui Ramirez fosse stato giustiziato.

Ramirez fu rinchiuso nel braccio della morte del carcere di San Quintino, in California. Durante la sua detenzione, ricevette numerose minacce di morte da parte di altri detenuti e di membri del pubblico. Nel 2006, Ramirez fu condannato a morte tramite gas letale, ma la sua esecuzione fu ritardata a causa di numerosi appelli. Ramirez morì per insufficienza renale il 7 giugno 2013, all’età di 53 anni.