Ted Bundy, il Killer delle Studentesse

Ted Bundy è stato un serial killer, noto come “Il Killer delle Studentesse”. Commise 23 omicidi

Ted Bundy, il Killer delle Studentesse

Biografia

Theodore Robert Cowell è nato il 24 novembre del 1946 dalla 21enne Eleanor Louise Cowell, in un istituto per madri non sposate a Burlington (Vermont).

La madre voleva dare il bambino in adozione, per non dare scandalo con un figlio nato al di fuori del matrimonio. Subito dopo averlo abbandonato, però, si pentì della decisione e tornò indietro per riprenderlo con sé. Fece credere a tutti che Theodore fosse figlio dei suoi genitori, dai quali tornò a vivere a Philadelphia. Questa situazione, però, alimentò una certa confusione riguardo all’identità di Ted. Infatti, pur asserendo di esserne la sorella, Eleanor prima portò Theodore a vivere con sé a Tacoma (Washington) nel 1950, e poi ne cambiò il secondo nome in Nelson.

A Tacoma, Eleanor decise di cambiare legalmente il proprio nome in “Louise” e conobbe il cuoco John Culpepper Bundy, che sposò il 19 maggio del 1951. Theodore cambiò definitivamente il proprio nome in Theodore Robert Bundy. Ted, però, non mostrò di essere legato al patrigno, ma continuò, invece, a considerare come figura paterna il nonno (un uomo dal temperamento violento e con un grande interesse per la pornografia).

Louise e Johnnie ebbero altri 4 figli, di cui Ted si occupava come babysitter. La sua adolescenza trascorse tranquilla, tra scuola e il suo impegno come membro dei Boy Scouts locali. Era un ragazzino timido, vestito sempre elegante e spesso preso di mira dai bulli della scuola e da altri compagni.

Gli impulsi criminali di Bundy non tardarono a manifestarsi più apertamente. In alcuni episodi, i professori descrissero “inquietante ed estremamente violento” il suo comportamento. Inoltre, fu accusato di spiare donne dalle finestre e di rubare vestiario nei negozi.

Nel 1965 prese il diploma e ottenne una borsa di studio per l’Università di Puget Sound (Tacoma, Washington). Dopo 2 semestri a Puget Sound, Ted si trasferì all’Università di Washington. Qui conobbe Stephanie Brooks, una ragazza con i capelli lunghi e mori portati con la riga in mezzo che proveniva da una benestante famiglia californiana. Stephanie rappresentò per lui non solo il primo amore, ma soprattutto la prima esperienza in campo sessuale. Per qualche tempo i 2 apparvero come una coppia felice, ma presto l’inadeguatezza che Ted sentiva nei confronti di Stephanie cominciò a emergere.

Nell’autunno del 1968 Bundy si trasferì alla Stanford University di Palo Alto e il rapporto con Stephanie si guastò al punto che lei lo lasciò. Stephanie sentiva che Ted, oltre a non appartenere alla sua stessa classe sociale e ad aver mentito più volte per fare colpo su di lei, non aveva obiettivi nella sua vita e lei non intendeva impegnarsi con un uomo come lui. Ted ne uscì distrutto, e cominciò a spostarsi senza una meta precisa.

Nel 1989 tornò a Burlington, sua città natale. Qui scoprì la verità sulla sua nascita: la donna che aveva cercato di farlo crescere come se fosse suo fratello, era in realtà la sua madre naturale.

Il cambiamento

Ted tornò a Washington e cercò di riprendere la sua relazione con Stephanie, ma fu respinto. Deciso a riaverla al suo fianco e a mostrarsi alla sua altezza, l’autunno seguente ricominciò a studiare all’Università di Washington, seguendo corsi di psicologia. Si trasformò in uno studente eccellente.

Inoltre, iniziò a essere coinvolto nella politica locale, lavorando alle campagne elettorali del repubblicano nero Art Fletcher, candidato per la carica di vicegovernatore.

Nel tempo libero, cominciò a operare come volontario al centro telefonico della Seattle Crisis Clinic, un’organizzazione no-profit che cercava di dare assistenza ai bisognosi e alle vittime di stupri. Qui divenne amico di Ann Rule, la donna che anni dopo avrebbe descritto la sua vita e i suoi crimini nel best-seller “The Stranger Beside me” (Un estraneo al mio fianco).

In quel periodo conobbe Meg Anders, una donna divorziata che lavorava come segretaria. I 2 cominciarono a frequentarsi e Meg si innamorò di lui. Nonostante la loro relazione, Ted non intendeva rinunciare a Stephanie (con la quale si tenne in contatto tramite lettere e telefonate).

I 2 anni seguenti, Bundy continuò a lavorare alle campagne politiche del Partito Repubblicano dello Stato di Washington, collaborò alla stesura di un opuscolo per le donne riguardo la prevenzione dello stupro e iniziò a fare domanda a numerose scuole di legge per diventare avvocato. In quel periodo fu anche decorato come “eroe” dalla polizia di Seattle per aver salvato la vita a una bambina di 3 anni che rischiava l’affogamento in un lago.

La laurea e Stephanie

Nell’estate del 1973, Bundy si laureò all’Università di Washington, e poco dopo fu accettato alla scuola di legge dell’università dello Utah. Tuttavia decise di frequentare la scuola l’anno seguente.

Durante uno dei viaggi per il partito, Bundy rivide Stephanie e, forte della sua nuova immagine, la frequentò segretamente per alcuni mesi e fece in modo che lei si innamorasse del nuovo Ted Bundy. Nessuna delle due donne sapeva dell’esistenza dell’altra, ma soprattutto entrambe erano inconsapevoli della trasformazione che questi aveva subito.

Tra la fine del 1973 e l’inizio del 1974 Ted smise improvvisamente di cercare Stephanie e diventò insensibile nei suoi confronti. Nel febbraio 1974, quando la ragazza lo chiamò per avere spiegazioni, Ted si mostrò impassibile e mise giù il telefono. Stephanie non lo vide né lo sentì più. Bundy aveva fatto in modo che la ragazza si innamorasse di lui per poterla scaricare nello stesso modo in cui lei l’aveva piantato in precedenza.

La prima vittima

Il 4 gennaio del 1974, la 18enne Joni Lentz divideva un appartamento a Seattle con diverse compagne e quella mattina, quando non scese per la colazione, nessuna di loro pensò che qualcosa non andasse. Solo con il passare delle ore, si insospettirono e decisero di controllare che stesse bene. Joni sembrava essere sveglia quando entrarono nella sua stanza ma, non appena si avvicinarono, si resero conto che giaceva in una pozza di sangue.

Una delle aste dell’intelaiatura del letto era stata spezzata e usata per picchiare Joni sul viso e sulla testa ed era stata poi conficcata nella sua vagina. Nonostante la violenza, sembrava che Joni respirasse ancora, così le sue compagne chiamarono i soccorsi e la polizia locale. Quando l’unità mobile arrivò, la ragazza era in coma.

Era riuscita a sopravvivere all’aggressione ma aveva subìto danni cerebrali e lesioni interne molto gravi. Non ricordava nulla dell’accaduto.

Ogni vittima di Ted Bundy evocava nell’aspetto la figura snella di Stephanie e i suoi capelli neri con la riga in mezzo.

Gli altri omicidi

Un mese dopo l’aggressione di Joni Lentz, Lynda Ann Healy scomparve dalla sua stanza a Seattle. Macchie di sangue furono trovate sul letto, mentre le lenzuola e il cuscino erano scomparsi. Inizialmente la polizia non credette che potesse trattarsi di un omicidio, così nella stanza non vennero prelevate impronte e una macchia sul letto non venne mai analizzata. La porta che portava all’esterno fu trovata aperta. Forse Lynda aprì spontaneamente la porta a Bundy.

Nei mesi seguenti, tra la primavera e l’estate del ’74, almeno altre 5 ragazze scomparvero in circostanze misteriose tra Utah, Oregon e Washington. Gli investigatori, però, non pensarono che dietro a queste sparizioni vi fosse un unico assassino.

Il 17 giugno del 1974 la giovane Brenda Baker fu ritrovata morta in un parco. La causa della morte non poté essere stabilita a causa dello stato delle sue spoglie.

2 mesi dopo, nel parco del lago Shammanish di Washington, vennero trovati i resti di altre 2 ragazze, scomparse entrambe il 14 di luglio: Janice Ott e Denise Naslund. Furono identificati ciocche di capelli di vario colore, 4 ossa del femore, 2 teschi e un osso della mascella.

Janice Ott era stata vista viva per l’ultima volta da una coppia che faceva un picnic sulla riva del lago. Avevano visto la ragazza con un giovane uomo attraente e li avevano sentiti parlare. Lui si era presentato come Ted e portava un’ingessatura al braccio: le aveva chiesto un aiuto per caricare la sua piccola barca sul tetto del suo maggiolino Volkswagen in quanto si era rotto un braccio giocando a tennis.

Letta questa storia su un giornale locale, una ragazza di nome Janice Graham riferì alla polizia di essersi ritrovata in una scena simile con lo stesso individuo. Arrivata, però, alla sua auto si era resa conto che non c’era nessuna barca da caricare e non aveva accettato di seguire l’uomo fino a casa dei suoi genitori sulla collina, dove Ted sosteneva che la barca si trovasse, e dove lei avrebbe potuto aiutarlo. Janice Graham aveva rifiutato perché aveva ritenuto che fosse troppo rischioso andare con lui. Più tardi aveva visto Ted con un’altra ragazza.

Grazie a Janice Graham e agli altri testimoni, fu possibile tracciare un primo identikit. Gli investigatori dei 3 stati in cui erano avvenute le sparizioni cominciarono a collaborare tra loro. Leggendo dei casi e vedendo l’identikit su un giornale, un’amica di Meg le fece notare che avrebbe potuto trattarsi del suo Ted. La segnalazione di Meg si unì a tutte le altre, ma la polizia scartò l’ipotesi che un giovane studente di legge che lavorava a tempo pieno per il partito repubblicano potesse essere implicato.

Ted Bundy, intanto, si spostò a studiare legge all’università dello Utah e anche qui commise altri omicidi di giovani donne.

Il 18 ottobre del 1974 la 17enne Melissa Smith scomparve mentre tornava a casa da una festa a Midvale (Utah). Il suo cadavere fu trovato al Summit Park, vicino a Salt Lake City. La ragazza era nuda ed era stata picchiata, stuprata, sodomizzata, e strangolata con le sue stesse calze. Sporcizia e rametti erano stati infilati nella sua vagina e sembrava che l’assassino l’avesse truccata prima di gettarla via.

Laurie Aimee fu vista per l’ultima volta il giorno di Halloween a Lehi (Utah). La scomparsa della 17enne non fu denunciata per 4 giorni e il suo corpo fu ritrovato il giorno del Ringraziamento da un escursionista nell’American Folk Canyon. Anche Laurie era nuda ed era stata violentata, sodomizzata e picchiata. Era morta per strangolamento.

Il primo passo falso

L’8 novembre del 1974 Ted Bundy si avvicinò alla 18enne Carol De Ronch in un centro commerciale a Murray (Utah) e, presentandosi travestito da agente di polizia, la informò che la sua auto aveva subito un tentativo di furto. Carol De Ronch salì sull’auto di Bundy convinta che sarebbe stata portata a una stazione di polizia per fare una regolare denuncia. Ted, invece, fermò la macchina, tirò fuori una pistola e le ammanettò un polso. Carol lottò e riuscì a fuggire prima che Bundy potesse bloccarle anche l’altro polso. Nella fuga si imbatté in un motociclista di passaggio che la portò alla polizia. Carol riuscì a dare una descrizione dell’uomo e della sua auto. Fu notata una somiglianza con un altro omicidio avvenuto nello stato di Washington.

Poche ore dopo la fuga di Carol De Ronch e poche a miglia di distanza, Debbie Kent scomparve dalla Viewmont High School di Bountiful (Utah). Era uscita in anticipo dalla lezione di teatro per andare a prendere a scuola il fratellino, ma la sua auto non lasciò mai il parcheggio. L’insegnante di recitazione Raelynn Shepard testimoniò che uno strano uomo l’aveva avvicinata cercando di farle credere che era successo qualcosa alla sua auto nel parcheggio della scuola. Un altro testimone raccontò di aver visto un maggiolino Volkswagen allontanarsi velocemente dal parcheggio della scuola. Sul terreno fu trovata una chiave che apriva le manette che Carol De Ronch aveva ai polsi. Debbie Kent non fu più ritrovata.

Il primo arresto (nel 1975)

Gli omicidi si interruppero per 4 mesi. Ripresero in Colorado, dove almeno 4 giovani donne scomparvero misteriosamente tra gennaio e aprile del 1975. Una di esse fu ritrovata morta a poche miglia da dove era sparita. Era stata violentata e percossa.

Nello stato di Washington l’investigatore Bob Keppel lanciò una massiccia perquisizione nel secondo maggiore luogo di scarico di rifiuti dello stato: l’area Taylor Mountains. Vennero trovati i teschi rotti di 4 delle ragazze scomparse. Uno di essi era stato trasportato fin lì dall’Oregon. Le Taylor Mountains divennero ufficialmente il luogo di sepoltura delle vittime dell’assassino.

La task force di Washington stilò una lista di 25 sospettati e focalizzò le indagini su di essi. Bundy non faceva parte di questa rosa, ma la buona sorte intervenne per aiutare gli investigatori il 16 agosto del 1975.

Quel giorno, infatti, l’ufficiale della stradale dello stato dello Utah, Bob Haywood (fratello del detective Pete Haywood di Salt Lake City coinvolto nelle indagini degli omicidi compiuti nello Utah), notò un maggiolino Volkswagen di colore chiaro nei dintorni di Granger (Utah). Conoscendo i veicoli e le persone che abitavano nella sua zona, accese le luci per fermare l’automobile, ma essa schizzò via ad alta velocità saltando un paio di semafori rossi prima di accostare. L’ufficiale Haywood chiese i documenti e il guidatore si presentò come Ted Bundy. L’agente fu subito insospettito dal fatto che mancasse il sedile del passeggero.

Bundy fu fermato per non aver accostato e essere fuggito. La sua auto fu perquisita e, tra le altre cose, fu trovata una spranga, un passamontagna, un rompighiaccio e un paio di manette.

Dopo l’arresto gli investigatori di Salt Lake cominciarono a collegare Bundy all’aggressione di Carol De Ronch. Lo accusarono di possesso di attrezzi da scasso e perquisirono il suo appartamento, senza trovare nulla di incriminante.

Una foto di Bundy fu mostrata a Carol De Ronch, senza però che lei potesse identificarlo come suo assalitore (al momento dell’aggressione Ted era travestito). Invece, l’insegnante Raelynn Shepard lo riconobbe come l’uomo che aveva cercato di spingerla nel parcheggio prima della sparizione di Debbie Kent. Fu sufficiente per mettere Bundy sotto sorveglianza e sotto indagine.

Poco dopo fu arrestato e accusato dell’aggressione di Carol De Ronch. Alcuni capelli trovati nella sua auto furono identificati come appartenenti ad alcune delle ragazze scomparse.

Anche Meg Anders, che per 6 anni aveva frequentato Ted, raccontò agli investigatori particolari interessanti sulle abitudini notturne di Bundy, le sue pratiche sessuali e sul fatto che l’aveva visto in possesso di grucce, stucco per gesso e baffi finti.

Il processo e la condanna

Ted Bundy fu portato davanti alla corte dello Utah. Era uno studente di legge che aveva lavorato per il partito repubblicano e appariva un ragazzo così pulito e a modo che la maggior parte delle persone pensò che si trattasse di un errore. Il processo venne aperto comunque e Bundy fu condannato come assalitore di Carol De Ronch: non aveva alibi, la vittima fu in grado di identificarlo e la sua auto era identica a quella usata al momento dell’aggressione.

Nel frattempo, i testimoni del lago Shammanish di Washington lo identificarono come il Ted che si aggirava nel parco per chiedere aiuto a giovani donne. Ted fu rinchiuso in carcere in attesa della sentenza definitiva. Nel frattempo, l’FBI trovò le prove necessarie per processarlo per un altro omicidio in Colorado e Ted fu estradato per il processo.

Le fughe dal carcere

Gli venne garantito l’accesso alla biblioteca del carcere e, durante una delle sue ore di permesso, Bundy riuscì a evadere da una finestra. Dopo 6 giorni di fuga fu ripreso, ma 7 mesi dopo, il 30 dicembre del 1977, un nuovo tentativo di evasione andò a buon fine. La prigione emise un comunicato ufficiale solo 15 ore dopo la fuga, ma Bundy era già lontano.

Arrivò a Vail (Colorado), prese un autobus a Denver e un aereo per Chicago. Rubò una macchina con la quale arrivò ad Atlanta, e infine prese un altro autobus con cui arrivò a Tallahassee (Florida), dove affittò un appartamento vicino a un campus universitario facendosi chiamare Chris Hagen. Visse di espedienti e furti.

I nuovi omicidi

Il 14 gennaio del 1978 aggredì 4 componenti delle Chi Omega. Una compagna che rientrava nella casa della confraternita trovò 2 ragazze morte nei loro letti: erano state picchiate e strangolate, e a una di loro era stata infilata una bomboletta nella vagina e nell’ano. Altre 2 compagne riuscirono a sopravvivere all’aggressione nonostante fossero state picchiate ferocemente e sanguinassero copiosamente.

La stessa notte Bundy picchiò a sangue Cheryl Thomas, che sopravvisse nonostante il suo cranio fosse fratturato in 5 punti.

Ted cominciò a diventare avventato. Cercò di aggredire una ragazzina a Jacksonville, che fu però difesa dal fratello.

Poi, il 9 febbraio 1978, la 12enne Kimberly Ann Leach fu rapita dalla sua scuola a Lake City (Florida). Quando scomparve, si stava spostando da un edificio della scuola a un altro. Fu vista da un testimone mentre veniva accompagnata da un bell’uomo verso un furgone bianco. Il suo corpo fu trovato il 12 aprile a 30 miglia di distanza. La causa della morte non poté essere stabilita a causa della decomposizione avanzata.

Il secondo arresto

Dopo l’omicidio di Leach, Bundy tornò al suo appartamento a Tallahassee e abbandonò il furgone bianco in un quartiere malfamato, dove non venne mai ritrovato.

Rubò un altro veicolo, ma venne fermato dalla polizia per un controllo. Riuscì a fuggire mentre l’agente di polizia controllava i documenti. Tornò al suo appartamento, lo ripulì dalle sue tracce e si spostò con un’altra auto rubata a Pensacola (Florida). La targa della macchina venne riconosciuta da un altro ufficiale e a Bundy fu intimato di uscire dal veicolo. Cercò di farsi sparare ma dopo una breve colluttazione fu arrestato di nuovo.

Il nuovo processo e la condanna a morte

Inizialmente Ted Bundy diede un nome falso alla polizia di Pensacola, ma presto la sua vera identità venne fuori. Era stato aggiunto alla lista dei 10 criminali più ricercati d’America redatta dall’FBI.

Fu accusato degli omicidi delle ragazze della Chi Omega e di quello di Kimberly Leach. Il processo per gli omicidi della casa delle Chi Omega si tenne quasi un anno dopo, nel 1980. La difesa chiamò a testimoniare anche Louise Bundy, durante la cui deposizione Ted si mise a piangere. Le impronte dentarie sui cadaveri furono una prova evidente della sua colpevolezza.

Nel tentativo di avere un testimone schiacciante in meno, Bundy si avvantaggiò di una legge della Florida per cui “qualunque dichiarazione di matrimonio alla presenza degli ufficiali della corte era ritenuta valida e legalmente vincolante“. Propose alla sua ragazza attuale, Carol Ann Boone, una vecchia compagna di università, di sposarlo. Lei accettò e divenne sua moglie.

Poche ore più tardi arrivò la sentenza di morte.

Il giudice Edward Cowart pronunciò queste parole: “È stabilito che siate messo a morte per mezzo della corrente elettrica, che tale corrente sia passata attraverso il vostro corpo fino alla morte. Prendetevi cura di voi stesso, giovane uomo. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso“.

Esecuzione della condanna

Durante le visite coniugali in carcere, Carol rimase incinta e nell’ottobre del 1982 diede alla luce una bambina. In seguito lei e Ted non ebbero più rapporti.

Bundy continuò a sostenere la propria innocenza e cominciò a richiedere una serie di appelli. Nel 1986 riuscì a evitare l’esecuzione della pena capitale per due volte. Negli anni di carcere, si tenne in contatto epistolare con Ann Rule e offrì la propria assistenza e consulenza agli investigatori che si occupavano del caso del “Green River Killer“, assassino seriale dello stato di Washington.

Il 17 gennaio 1989 fu proclamata la sentenza definitiva di morte. Ted e i suoi avvocati proposero alle famiglie delle vittime di richiedere la proroga di altri 3 anni per l’esecuzione affinché Bundy avesse il tempo di confessare gli altri omicidi. Tutte le famiglie rifiutarono.

Alle 7.06 del 24 gennaio 1989, Theodore Robert Bundy fu giustiziato con una scarica di oltre 2.000 Volt, che attraversò il suo corpo per 10 minuti. Fu proclamato morto alle 7.16 del mattino. Il suo corpo fu cremato e le ceneri sparse sulle Taylor Mountains dello stato di Washington, dove i resti di molte sue vittime erano stati scoperti.