David Berkowitz, soprannominato Son of Sam (il Figlio di Sam)

Si muove di notte, insegue le sue vittime in strada, o le trova all’interno di macchine ferme, estrae la calibro .44 e spara

David Berkowitz, soprannominato Son of Sam (il Figlio di Sam)
David Berkowitz, soprannominato Son of Sam (il Figlio di Sam). Il suo modus operandi è il seguente: si muove di notte, insegue le sue vittime in strada (o le trova all’interno di macchine ferme), porta una pistola calibro .44 in una busta della spesa, quando individua ciò che vuole si avvicina, la estrae e spara. Le vittime accertate sono 6 e i feriti accertati 9.

Biografia

David Richard Berkowitz è nato il 1° Giugno del 1953 a Brooklyn, New York (Stati Uniti). Viene adottato da Nathan e Pearl Berkowitz (che non potevano avere figli naturali). Cresce nel Bronx. È un bambino solitario, violento e iperattivo.

Per quanto mi ricordi la mia infanzia non è stata come quella di un qualsiasi bambino normale. Tutto è iniziato quando avevo circa 5 o 6 anni. Ero completamente fuori controllo. Mi scatenavo per tutta la casa, a volte gettando oggetti dalla finestra. Una tremenda forza si era impossessata di me, e mi spingeva a distruggere tutto ciò che mi circondava, e a far male anche a me stesso. Altre volte restavo in totale silenzio. Mi chiudevo al buio e ci stavo delle ore intere. Quando sedevo sul davanzale dondolando le mie gambe nel vuoto (stavamo al sesto piano), mio padre correva nella stanza e mi allontanava da lì, perché non provassi a suicidarmi. Poteva succedere che urlavo senza alcun motivo. Delle notti sentivo una forza maligna dentro di me, così scappavo di casa e iniziavo a girare per le strade buie, attraversavo il vicinato come un gatto randagio, e poi tornavo salendo dalla scala antincendio: i miei genitori non l’hanno mai saputo. Ero tormentato, i miei genitori mi vedevano come una persona tormentata, e per questo piangevo. La scuola mi mandò da uno psicologo per bambini, ma la terapia non ebbe effetto“.

Nel 1967, la madre muore di cancro. “Per la maggior parte, mia madre era stata la mia fonte di stabilità. Quando morì la mia vita scivolò piano piano in un baratro. Ero senza speranza e sempre più depresso. Ero più ribelle, e cominciai a non andare più a scuola“.

L’adozione

Vive con il padre fino al 1971, quando questi si risposa. La nuova moglie è disturbata dalla presenza di David in casa, così Nat decide di andarsene con la moglie in Florida, lasciando il 18enne David da solo nel Bronx.

Nello stesso anno, David entra nell’esercito, dove si rivela un ottimo tiratore. Durante la leva si converte dal Giudaismo alla Chiesa Battista, ma poi perde interesse. L’unica esperienza sessuale che vive è una piccola storia con una prostituta coreana, a causa della quale contrae una malattia venerea.

Torna nel Bronx e nel 1974 scopre di essere stato adottato. Decide, così, di andare alla ricerca dei suoi veri genitori. Tramite la società della Bureau of Records viene a sapere il suo vero nome, Richard David Falco.

Nell’elenco telefonico trova il numero di Betty Broder Falco e la chiama. Betty si dimostra molto disponibile e mette al corrente David degli eventi che hanno portato alla sua adozione.

Betty, di origini ebraiche, era cresciuta nella sezione Bedford-Stuyvesant del Brooklyn. La sua famiglia era povera e dovette sudare molto per sopravvivere alla “Depressione”. I genitori si erano opposti al rapporto di Betty con Tony Falco (proprietario di una pescheria) che lei poi sposò: da lui ebbe una bambina, Roslyn. Intorno al 1953, Tony lasciò Betty per un’altra donna. Betty la prese molto male, ma presto cominciò a vedersi con un uomo sposato, Joseph Kleinman, finché si ritrovò incinta. Joseph disse a Betty che si sarebbe preso cura di lei e della piccola Roslyn, ma che il nascituro doveva essere dato in adozione.

David rimane turbato nel sentire tutto ciò, ma inizia a far visita s Betty e Roslyn (Joseph era morto di cancro nel 1965). Nel 1975, però, il legame si allenta, le visite calano, e poco prima del suo primo omicidio, Roslyn dice di essere preoccupata per i continui attacchi di mal di testa del fratello.

L’occultismo

Nel 1975 ho incontrato un gruppo di ragazzi a una festa che erano, lo scoprii dopo, coinvolti nell’occultismo. Io ero sempre stato affascinato dalla stregoneria, dal satanismo e dalle scienze occulte fin da quando ero bambino. Crescendo iniziai a vedere miriadi di film horror e a sfondo satanico, come Rosemary’s Baby: questo specialmente catturò i miei pensieri. Ora che sono ventiduenne questa forza maligna sta iniziando a uscire fuori. Ovunque io mi giri vedo segni o simboli che mi rimandano a Satana. Mi sento come se qualcosa stesse tentando di prendere il controllo della mia vita. Ho cominciato a leggere la Bibbia di Satana, scritta da Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana di San Francisco, del 1966. Ho cominciato, innocentemente, a praticare vari rituali e incantesimi occulti“.

È fredda e triste, ora, New York, ma va bene, perché questo tempo mi fa sentire… triste. Papà, il mondo sta divenendo scuro. Lo sento sempre di più. La gente ha sviluppato un odio nei miei confronti. Non puoi credere quanta gente mi odia. Molte persone vorrebbero uccidermi. Io non le conosco, ma loro vogliono uccidermi. Molti di loro sono giovani. Io cammino lungo la strada, e loro mi sputano e mi danno calci. Le ragazze mi chiamano brutto, e questo mi fa più male. I ragazzi ridono. In ogni modo, presto tutto andrà per il verso giusto“. Dopo aver scritto questa lettera David si chiude nel suo appartamento per un mese, uscendo solo per procurarsi da mangiare.

Sul muro scrive queste parole con un pennarello: “In questo buco vive The Wicked King. Uccidere per il mio Maestro. Io trasformo i bambini in assassini“.

Le prime vittime

Nel Natale del ’75, David si convince che solo dando ascolto ai propri demoni potrà liberarsi del loro tormento, così la sera presto prende un lungo coltello e sta fuori delle ore a caccia di belle e giovani ragazze.

Un sera torna da Co-op City, dove lui e il padre adottivo Nat avevano condiviso l’appartamento dopo la morte di Pearl. Una donna sta uscendo da un alimentari. I demoni “ordinano” a David di ucciderla: “Dev’essere sacrificata“. Lui le affonda il coltello due volte sulla schiena. La donna si gira e lo guarda, poi inizia a urlare e corre via. La polizia tenterà senza successo di ricostruire l’accaduto.

Un’altra ragazza viene aggredita da David, sempre con il coltello: si tratta della 15enne Michelle Forman, che resta gravemente ferita, ma riesce a fuggire.

Dopo questi 2 attacchi, David torna a lavorare come Guardia di sicurezza per la compagnia IBI.

Gli incendi

A gennaio del 1976 si trasferisce dal suo piccolo appartamento nel Bronx in una casa bifamiliare a Yonkers, posseduta da Jack e Nann Cassara. Firma un contratto d’affitto per 2 anni e lascia 200 dollari di deposito. Dopo 3 mesi, però, lascia la casa per andare a stare in un appartamento al 35 di Pine Street, sempre a Yonkers, senza riprendersi i 200 dollari di deposito.

David sfoga la sua rabbia e la sua violenza appiccando incendi. Il suo diario testimonia che 1400 degli incendi scoppiati a New York nel 1975 li ha causati lui.

Afferma anche che il suo stato è condizionato dall’oscura azione di demoni che lo tormentano attraverso l’estenuante abbaiare dei cani dei vicini, e gli ordinano di dare inizio ad atti di violenza. “Tornavo a casa da Coligni Avenue, erano circa le sei e trenta del mattino. Iniziò lì, la tortura. Li sentivo tutta la notte ululare. Mi facevano urlare. Urlavo loro di smetterla. Ma niente. I demoni non si fermano mai. Non potevo dormire. Non avevo forza per combattere. Riuscivo a malapena a guidare. Avevo bisogno di dormire. I demoni non volevano lasciarmi un secondo di pace“.

Quando mi trasferii dai Cassara, tutto sembrava bello e tranquillo. Ma mi prendevano in giro. Mentivano. Mi illudevo che appartenessero alla specie umana. Ma non era così. Improvvisamente i Cassara si rivelarono demoni. Iniziarono a ululare e urlare. Sangue e Morte, chiamavano i nomi dei maestri! The Blood Monster, John Wheaties, General Jack Cosmo“.

Per David, Jack Cassara era General Jack Cosmo, il comandante di tutti i cani del male che si aggiravano per New York City, mentre Sam Carr era posseduto dal demone Sam, che lavorava per General Jack Cosmo. “Questo Sam e i suoi Demoni saranno responsabili di molti omicidi“.

Il primo omicidio

È il 26 luglio del 1976. Donna Laurie e Jodi Valenti stanno parlando all’interno della macchina di quest’ultima, parcheggiata sul lato di una strada nel Bronx, davanti alla casa di Donna. È l’una del mattino.

Una delle 2 ragazze si accorge che la sagoma di un uomo si è avvicinata al finestrino del lato passeggeri. Chiede all’altra: “Chi è quest’uomo? Cosa vuole?” Subito dopo la sagoma tira fuori da una busta per la spesa quella che sembra una pistola (una calibro .44 Charter Arms Bulldog) e la punta all’interno dell’abitacolo. 5 colpi secchi, poi scappa.

Donna Laurie, 18 anni, muore sul colpo. La sua amica Jodi Valenti, 19enne, colpita alla coscia, suona il clacson, poi esce in fretta dall’abitacolo e comincia a urlare, chiamando aiuto. Il padre di Donna la sente, ed esce dall’appartamento in pantofole e pigiama. Sua figlia sarà portata di corsa in ospedale, nella vana speranza di salvarle la vita. Jodi, sotto shock, darà un primo e confuso identikit dell’aggressore.

Il ferimento di Carl Denaro

3 mesi dopo, il 23 ottobre 1976, il 20enne Carl Denaro si trova in un locale del Queens a bere con degli amici. Fra pochi giorni entrerà nella Air Force e passerà un po’ di tempo prima che li possa rivedere. Fra di loro c’è anche una ragazza, Rosemary Keenan, che Carl conosceva dai tempi del college.

Verso le 2 e 30 del mattino Carl e Rosemary lasciano il locale, e con la macchina di Carl, una Volkswagen Beatle rossa, si dirigono verso casa di lei, davanti alla quale parcheggiano per parlare un po’. Improvvisamente un uomo si avvicina al finestrino dell’auto, dal lato passeggeri, estrae una pistola e spara 5 colpi all’interno dell’abitacolo, ferendo gravemente Carl alla testa.

Terrorizzata, Rosemary riporta la macchina davanti al locale dove trova gli amici di Carl, che lo prendono e lo trasportano all’ospedale. Qui i chirurghi gli sostituiranno parte del teschio danneggiato con una placca di metallo. Le conseguenze della ferita lo segneranno per il resto della sua vita.

Il ferimento di Donna DeMasi e Joanne Lomino

Poco più di un mese dopo, la sera del 26 novembre del 1976, Donna DeMasi, 16 anni, e la sua amica Joanne Lomino stanno tornando in autobus verso casa dal cinema. È tardi. Il bus si ferma vicino all’abitazione di Joanne. È lei stessa a notare la sagoma di un uomo che cammina vicino a loro. Così incita l’amica a camminare più veloce.

Quell’uomo le sta seguendo. Le affianca. Chiede “Sapete dove…“, poi afferra la pistola dalla giacca e spara a entrambe, quindi scarica il caricatore sulla facciata di una casa vicina.

Sentendo le urla delle ragazze, i familiari di Joanne escono in fretta di casa per aiutarle e le portano all’ospedale. Donna se la caverà. Un proiettile le è passato a pochi centimetri dalla spina dorsale. Ma per Joanne le cose stanno peggio: sopravvive, ma resta paraplegica.

L’omicidio di Christine Freund

Il 30 gennaio del 1977, Christine Freund e il suo compagno, John Diel, poco dopo mezzanotte lasciano la Wine Gallery e si dirigono passeggiando verso la macchina di lui, una Pontiac Firebird.

Non si accorgono che un uomo li sta osservando e segue i loro movimenti. Appena si siedono in macchina, 2 colpi brillano nel buio, mandando in frantumi i finestrini dell’auto. Entrambi colpiscono alla testa Christine. L’uomo sparisce.

John appoggia la testa di Christine sul sedile e corre fuori in cerca di aiuto, tentando di richiamare l’attenzione delle macchine di passaggio. Gli inquilini nelle case vicino che hanno sentito gli spari chiamano la polizia. Christine morirà poche ore dopo, in ospedale.

Le indagini

A questo punto entra in scena il Detective Joe Coffey, un grosso e appariscente Sergente irlandese noto per la sua durezza e per la dedizione al lavoro. Lui e il Capitano Joe Borrelli iniziano a investigare sull’omicidio di Christine Freund. Ci sono 2 ipotesi: o il killer è uno psicopatico, o è qualcuno che aveva qualcosa di personale contro Christine.

Coffey scopre che i proiettili utilizzati per ucciderla non sono proiettili comuni, ma provengono da un calibro potente. I referti balistici confermano che l’arma usata nell’omicidio di Christine è una calibro .44 Charter Arms Bulldog, una pistola non comune.

Mano a mano che le indagini proseguono, cresce il timore che per le strade della Grande Mela si aggiri un serial killer. Un primo identikit dello psicopatico lo caratterizzerebbe per la sua arma (una calibro .44) e per i suoi obiettivi (donne, specialmente more e con i capelli lunghi e ondulati, inseguite in varie parti della città).

L’omicidio di Virginia Voskerichian

Il 18 marzo del 1977, Virginia Voskerichian, 19 anni, di origini bulgare, brillante studentessa del Barnard College sta camminando verso casa nell’area molto frequentata del Forest Hills Gardens.

Sono le 19.00. David Berkowitz le va incontro dal lato opposto della Dartmouth Street, le si fa vicino e le punta la .44 alla testa. Virginia si porta i libri davanti al volto, in un ultimo disperato tentativo di difendersi, ma il proiettile li perfora. Muore sul colpo. David corre via, passando accanto a un uomo di mezza età, che l0 appella con un “Hi, mister“.

Il giorno dopo l’omicidio la polizia riscontra che il proiettile che l’ha uccisa viene dalla stessa pistola che ha ucciso Donna Laurie. Il giorno seguente il commissario di polizia tiene una conferenza stampa durante la quale annuncia alla città di New York che la polizia ha collegato i crimini. La descrizione dell’assassino è questa: bianco, 25/30 anni, 180 cm, di media corporatura, capelli scuri.

“Operation Omega”

Al vicesceriffo ispettore Timothy Down viene affidato il compito di organizzare una Task Force, reclutando gli uomini fra i più qualificati.

È il 14 aprile del 1977. Down è di origini irlandesi e si è laureato in lingua Latina e Inglese al City College, conseguendo nella stessa istituzione un master in business. È un uomo pragmatico e ostinato.

La Task Force, nominata “Operation Omega” comprende al suo interno circa 300 fra i migliori detective di New York, fra cui il Capitano Joe Borrelli, il Sergente Joe Coffey e il Detective Redmond Keenan (padre della ragazza coinvolta in una delle aggressioni di David), per un costo di oltre 90.000$ al giorno.

L’omicidio di Valentina Surlani e Alexander Esau

3 giorni dopo la formazione della Task Force, il 17 aprile del 1977 David riesce a colpire ancora. La 18enne Valentina Surlani, aspirante attrice e modella, e il suo ragazzo Alexander Esau, che lavora su un carro attrezzi, si stanno baciando all’interno della macchina di lui (una Mercury Montego), vicino all’Hutchinson River Parkway, non molto lontano da dove, meno di un anno prima, era stata uccisa Donna Laurie.

Sono le 3 del mattino, un’altra macchina affianca quella di Alexander, e il conducente spara verso i 2 ragazzi. Valentina muore sul colpo, Alexander poche ore dopo in ospedale.

Sulla scena del crimine c’è una lettera ed è indirizzata al Capitano Joe Borrelli.

Salve, Capitano Joe Borrelli,
Sono veramente ferito dal fatto che pensiate che io odio le donne. Non è vero. Però io sono un mostro. Il sono Il Figlio di Sam. Sono un piccolo monello. Quando il padre Sam beve, diventa malvagio. Picchia la sua famiglia. Delle volte mi porta sul retro della casa. Altre mi chiude a chiave nel garage. Sam ama bere il sangue. Esci e uccidi, comanda padre Sam. Riposa dietro la nostra casa. Soprattutto giovani… violentate e sgozzate… il loro sangue defluisce… solo ossa adesso. Padre Sam mi tiene chiuso nell’attico, anche. Non posso uscire, ma guardo dalla finestra il mondo che scorre al di fuori. Mi sento un estraneo. Sono su una lunghezza d’onda diversa da quella di chiunque altro… programmato per uccidere. Comunque, per fermarmi devi uccidermi. Questo è un avviso per la polizia: sparatemi per primi, per uccidermi, o scappate se non volete morire!
Padre Sam è vecchio, adesso. Ha bisogno di sangue per preservare la propria giovinezza. Ha frequenti attacchi di cuore. Ugh, fa male, ragazzo mio. Più di tutti mi manca la mia deliziosa principessa. Lei riposa nella nostra casa delle signore. Ma la rivedrò presto.
Sono il Mostro… Beelzebub… chebby behemouth. Amo cacciare. Aggirarmi per le strade cercando un bel gioco, carne da assaggiare. Le donne del Queens sono le migliori. Dovrebbe essere quella l’acqua da bere. Io vivo per cacciare… la mia vita. Sangue per il Padre, Mr. Borrelli, sir, non voglio più uccidere. No, sir, non più, ma devo: onora tuo padre. Voglio portare amore al mondo. Io amo la gente. Io non appartengo alla terra. Return me to the yahoos. Questo è per la gente del Queens, vi amo. E voglio augurare a tutti una buona Pasqua. Possa Dio benedirvi in questa vita e in quella successiva. Per adesso vi dico arrivederci e buonanotte.
Polizia: vi lascio con queste parole:
Tornerò, Tornerò! Da interpretare come bang, bang, bang, bang… ugh!!
Vostro nell’assassinio, Mr. Mostro
“.

“Son of Sam”

Son of Sam“, questo è il nome con cui i media etichettano David Berkowitz.

Poi, il sindaco di New Yok, Abraham Beame, sintetizza così le terribili apparizioni del “Figlio di Sam“: “Questi omicidi sono orrori. La polizia è sotto un tremendo sforzo. Ognuno si sta chiedendo se è capace di catturare l’assassino. La lettera parla chiaro. È un uomo contro l’intera città. Certo, è recapitata a un ufficiale, ma non è solo di lui che la lettera parla. Quella è diretta a ognuno dei duecentocinquanta poliziotti impiegati nel caso“.

Il dottor Martin Lubin, rettore di psichiatria forense a Bellevue, consultatosi con altri 45 psichiatri, elabora un primo profilo dell’assassino: è un paranoide schizofrenico, che crede di essere posseduto da una potenza demoniaca. Il killer è, inoltre, un uomo solitario, che ha difficoltà a instaurare rapporti con le altre persone, specialmente con le donne.

Intanto, ora che il serial killer ha un nome e quasi un volto, la gente, presa nel panico, crede di vedere David ovunque. La Task Force è sommersa dalle chiamate.

Lettera al giornalista Jimmy Breslin

David, ispirato dal libro di Jack lo Squartatore, scrive a Jimmy Breslin, reporter del Daily News:
Un saluto dalle crepe sui marciapiedi di NYC, e dalle formiche che vi dimorano, e che si nutrono del sangue secco che si deposita nelle crepe. Un saluto dalle grondaie di NYC, piene di merda di cane, di vomito, di vino stantio, di piscio e di sangue. Un saluto dalle fogne di NYC, che inghiottono quelle delicatezze quando queste sono spazzate via dai camion della spazzatura. Non pensate che solo perché è un po’ che non mi faccio sentire, io sia andato in letargo. No, al contrario, sono ancora qui. Come lo spirito che vaga nella notte. Triste, affamato, raramente mi fermo; ansioso di pregare Sam. Sam è un triste ragazzo. Non vuole che smetta di uccidere fino a che non si riempirà di sangue. Cosa pensi accada, Jim, il 29 luglio? Voi potete dimenticarmi, perché a me non interessa la pubblicità. Ma non dovete dimenticare Donna Laurie, e non lasciate che la gente lo faccia. Perché lei era un ragazza deliziosa. Non sapendo cosa ci porta il futuro, posso mai sapere se ti rivedrò al prossimo lavoro, o se tu vedrai me metter mano al prossimo lavoro? Ricorda Miss Laurie. Grazie. Nel loro sangue e dalla fogna, la Creazione di Sam. 44“.

Il Daily News trattiene alcune porzioni della lettera su insistenza della polizia:
Qui ci sono alcuni nomi che potrebbero aiutarvi. Passateli all’ispettore per uso del NCIC (National Crime Information Centre). Loro hanno qualunque cosa sul computer, qualunque. Potrebbero collegare altri crimini. Forse potrebbero fare delle associazioni. Duke of Death. Wicked King Wicker. I ventidue discepoli dell’Inferno. E in ultimo, John Wheaties, violentatore e strangolatore di giovani ragazze.
P.S. muovetevi, pensate positivo, fatevi coraggio, bussate alle bare, etc
“.

Parziali impronte digitali furono raccolte dalla lettera, non sufficienti per risalire a chi l’aveva scritta, ma buone per incastrare un sospetto una volta catturato.

Il biglietto a Jack Cassara e la lettera a Craig Glassman

Il 10 giugno del 1977, Jack Cassara, che vive ora a New Rochelle, trova uno strano biglietto nella sua cassetta da lettere. Il mittente è un certo Carr, da Yonkers. Allegato al biglietto una foto di un pastore tedesco.

Nel biglietto c’è scritto: “Ciao Jack, ho saputo che sei scivolato giù dal tetto di casa tua. Volevo solo dirti che mi dispiace, ma sono sicuro che presto ti sentirai meglio, più forte e sano di prima: per favore, fai più attenzione la prossima volta. Fino al momento in cui ti rinchiuderai per lungo tempo, facci sapere se Nann ha bisogno di qualcosa. Sinceramente, Sam e Francis“.

Jack Cassara non è mai caduto dal tetto e non conosce Sam e Francis Carr. Li chiama al telefono, discutono della bizzarra situazione e decidono di incontrarsi la sera a casa dei Carr. Questi raccontano ai Cassara delle lettere che hanno ricevuto riguardo al loro cane Harvey, e a come esso è stato sparato. Sam Carr, poi, gli parla di un altro pastore tedesco a cui hanno sparato nel vicinato. Così, entrambe le famiglie decidono di contattare la polizia di Yonkers e New Rochelle.

Più tardi, il figlio 19enne dei Cassara, Stephen, afferma di ricordarsi di un uomo particolare, David Berkowitz, che aveva affittato per poco tempo una stanza nella loro casa nel primo 1976. “Non è mai tornato a prendersi i 200 dollari che aveva depositato da noi. Ah, c’è dell’altro, si lamentava continuamente del nostro cane“.

Intanto, Craig Glassman, vice sceriffo e vicino di David Berkowitz, riceve una lettera anonima che parla di un gruppo demoniaco composto dallo stesso Glassman, i Cassara e i Carr.

Le indagini proseguono

I detective Chamberlain e Intervallo, della polizia di Yonkers, mettono sul computer il numero di Berkowitz e trovano il suo indirizzo attuale, la registrazione di una Ford Galaxy a lui intestata, e la prova che la sua patente è stata sospesa.

Il ferimento di Judy Placido e Salvatore Lupo

Nel Queens, alle 3 di mattina del 26 giugno del 1977, il 17enne Judy Placido si sta allontanando con il 20enne Salvatore Lupo verso la macchina, da una discoteca quasi vuota chiamata Elephas.

Difficile che le persone girino in strada a quest’ora per via del coprifuoco e delle altre misure di sicurezza adottate contro il Figlio di Sam.

I 2 entrano in macchina. “Improvvisamente ho sentito un’eco nella macchina. Non ho sentito dolore, solo il rumore nelle orecchie. Ho guardato Salvatore, aveva gli occhi spalancati, come la sua bocca. Non c’erano state urla. Non so perché non ho urlato […] Tutti i finestrini erano chiusi. Non capivo da dove venisse quel rumore. Dopo mi sentii disorientata, stordita“, racconta Judy.

La prima impressione di Salvatore è che qualcuno abbia tirato delle pietre alla macchina, poi corre fuori, verso la discoteca, per cercare aiuto.

Judy si guarda nello specchietto, e si ritrova coperta di sangue. Il suo braccio destro immobile. Prova a raggiungere la discoteca, ma cade a terra. Salvatore è stato colpito all’avambraccio. Entrambi, però, sopravvivono.

Circa 15 minuti prima dell’aggressione, il detective Joe Coffey era all’esterno della Elephas. Così, sentito l’allarme radio, era tornato sulla scena del crimine, ma non aveva trovato nulla che suggerisse l’identità dell’aggressore.

L’anniversario del primo omicidio

Si sta avvicinando l’anniversario del primo omicidio di David, il 29 luglio.

Berkowitz, nella lettera inviata a Jimmy Breslin del Daily News, aveva avvertito New York: non voleva che Donna Laurie venisse dimenticata. Il 29 luglio arriva, ma non succede niente.

Stacy Moskowitz e Bobby Violante

Il 31 luglio del 1977, Stacy e Bobby Violante sono all’interno della macchina del padre di Bobby. Sono andati al cinema, e ora stanno finendo la serata vicino alla Gravesend Bay.

Perché non ci facciamo due passi nel parco?” chiede lui. Stacy esita: “E se il Figlio di Sam ci seguisse?“. “Andiamo, qui è Brooklyn, mica il Queens!“, la riprende lui.

Escono dalla macchina e camminano lungo il parco. Bobby si china per baciare Stacy, e lei vede qualcosa. “Qualcuno ci guarda“, sussurra. Bobby vede un uomo che li osserva, ma che poi si gira e scompare dietro la fila di macchine parcheggiate. Ora però Stacy è preoccupata e vuole tornare alla macchina per andarsene. Bobby l’accontenta, ma quando sono di nuovo dentro l’abitacolo la convince a restare ancora lì per qualche minuto.

In seguito, Bobby testimonierà così: “All’improvviso ho sentito come un suono vibrante. Ho pensato a un vetro che si rompeva, poi non ho più sentito Stacy, non ho più sentito niente, ma ho visto lei allontanarsi da me. Non so chi ha colpito prima, se lei o me“.

Bobby Violante viene colpito 2 volte al viso. Stacy una volta in testa. Bobby riesce a suonare il clacson, poi si porta fuori dall’abitacolo e urla in cerca d’aiuto. La polizia, giunta nelle vicinanze, li nota, ed entrambi vengono trasportati al Coney Island Hospital.

I genitori di Stacy arrivano in tempo per vedere la figlia trasportata fuori dall’ospedale: la gravità delle sue ferite impone che sia d’urgenza ricoverata al Kings County Hospital, dove posseggono attrezzature adatte al suo trauma cerebrale. Insieme, i genitori di Stacy e di Bobby attendono a lungo che i chirurghi riescano a salvarla. 38 ore dopo, Stacy Moskowitz muore.

Bobby Violante sopravvive, ma all’occhio sinistro perde la vista, e al destro gli rimane solo per il 20%.

Proseguono le indagini

Chamberlain e Intervallo seguono ancora la pista delle lettere che coinvolgeva i Carr e i Cassara, e che li aveva portati alla patente scaduta di David Berkowitz. Il profilo che il computer mostra assomiglia molto all’identikit del Figlio di Sam fornito dai vari testimoni.

I 2 interrogano la proprietaria del palazzo al 35 di Pine Street, dove Berkowitz dimora. Lei afferma che Berkowitz paga sempre l’affitto in tempo e che ha scritto nel contratto d’affitto che ha lavorato per la IBI Security nel Queens, come agente di sicurezza. Le indagini si spostano sulla IBI, e trovano che Berkowitz nel 1976 ha lavorato anche come tassista.

I 2 poliziotti credono che questa sia la pista giusta, e informano il capo, che a sua volta contatta subito il detective Richard Salvesen, del distretto centrale di NYC, al quale vengono mostrate tutte le lettere. Salvesen concorda sull’importanza di quegli scritti, e passa le informazioni direttamente alla Omega Task Force.

La notte dell’omicidio di Stacy Moskowitz, un’immigrata austriaca di nome Cecilia Davis portava il cane a giro nei paraggi. La donna dice al detective Joe Strano: “C’era un uomo che sembrava nascondersi dietro un albero. Ma la pianta era troppo piccola per nasconderlo, così lui ne venne fuori e cominciò a dirigersi nella mia direzione, ridendo con un sorriso particolare. Niente di sinistro, ma come un sorriso amichevole, o quasi. Io mi spaventai. Corsi in casa e tolsi il collare a Palladineve. In quel momento sentii delle esplosioni, come dei petardi. Erano forti, ma lontani. Non ci ho pensato troppo, sul momento. Il mattino dopo c’erano molte persone nella Shore Road. In quel momento capii cos’era successo la notte prima. Improvvisamente realizzai che dovevo aver visto l’assassino. Mi prese il panico, non riuscivo a dire nulla… non dimenticherò mai la sua faccia, finché muoio. È stato terrificante“.

Nello stesso tempo, Chamberlain, a Yonkers, risponde a un allarme incendio che proviene dall’appartamento di Berkowitz al 35 di Pine Street. La chiamata l’ha effettuata Craig Glassman, il vicesceriffo appuntato nelle lettere di David come uno dei componenti del gruppo demoniaco, insieme ai Carr e ai Cassara. In seguito a questo, Glassman mostra alla polizia le strane lettere che Berkowitz gli aveva recapitato. La grafia combacia con quelle ricevute dai Carr e dai Cassara.

Lo stesso pomeriggio, Sam Carr, furibondo per l’aggressione subita dal suo cane Harvey, si reca alla stazione di polizia ed espone la sua storia delle lettere, delle aggressioni ai cani e di Berkowitz, senza però ottenere alcun effetto.

2 giorni dopo, l’8 agosto 1977, Chamberlain contatta Richard Salvesen, e gli riferisce dell’incendio e delle lettere ricevute da Craig Glassman. Una di esse contiene un’autentica confessione: “È vero, sono io l’assassino, ma, Craig, gli omicidi me li ordinavi tu“.

Nello stesso giorno vengono trovate molte delle multe fatte sulla strada vicino all’appartamento del testimone oculare Cecilia Davis. Non portano a nulla tranne una, che tramite delle ricerche riconduce alla Ford Galaxy di David Berkowitz, di Yonkers.

Il detective Jimmy Justus chiama il Dipartimento di Yonkers, e parla con Wheat Carr, la figlia di Sam Carr, che aveva perso il suo cane. Lei gli riporta tutto quanto suo padre aveva provato vanamente a riferire alla polizia qualche giorno prima. Chamberlain chiama Justus, e insieme confrontano i dati raccolti. Il Dipartimento centrale di New York viene avvertito.

La cattura di David Berkowitz

Il 10 agosto del 1977 i detective Shea, Strano, William Gardella e John Falotico mettono il palazzo 35 di Pine Street sotto rigida sorveglianza.

Alle 19.30 un uomo dai lineamenti caucasici esce dal palazzo e sembra dirigersi verso la Ford Galaxy di David Berkowitz. La polizia lo accerchia. Falotico gli punta contro la pistola: “David, fermati dove sei!“. “Siete la polizia?” chiede l’uomo. “Sì. Non muovere le mani!“. Ma l’uomo non è David Berkowitz. Si tratta di Craig Glassman.

Molte ore dopo una sagoma esce dal palazzo, portando una busta della spesa in mano: è un uomo corpulento con i capelli scuri, e cammina verso la Ford Galaxy.

Questa volta la polizia aspetta che l’uomo apra la macchina e appoggi la busta sul sedile. “Andiamo” intima Falotico, avanzando con gli altri poliziotti. Gardella spunta dal retro della vettura e sbatte la canna della sua pistola sulla testa dell’uomo: “Fermati!“, urla. “Polizia!“. L’uomo nella macchina si gira e ride.

Falotico gli ordina di uscire lentamente dalla macchina e di mettere le mani sul tettino. L’uomo obbedisce, sempre ridendo. “Ora che ti ho preso” dice Falotico “chi è che ho preso?“. “Lo sai” risponde l’uomo. “No, non lo so. Dimmelo tu“. Ancora ridendo, l’uomo risponde: “Sono Sam. David Berkowitz“.

David Berkowitz scopre la fede

David Berkowitz viene condannato a 364 anni di prigione.

Dopo 10 anni di prigionia, però, succede qualcosa: “Mi sentivo abbattuto e senza speranza, poi un altro prigioniero venne da me mentre camminavo nel cortile della chiesa in una fredda notte d’inverno. Si presentò e mi disse che Gesù Cristo mi amava e voleva perdonarmi. Io pensai che non era vero, non voleva farlo. Lui non aveva niente a che fare con me. Ma l’uomo insistette, e così diventammo amici. Si chiamava Rick, e camminavamo nel cortile insieme. Piano piano mi rivelò la sua vita, e quello che Cristo aveva in serbo per me. Mi disse che non importava quello che avevo fatto, che Gesù Cristo perdona chi si vuole redimere e rimettere alla sua fiducia e a quello che Lui ha fatto morendo per i nostri peccati. Mi prestò la Bibbia, e mi chiese di leggere i salmi. Lo feci. Ogni notte li leggo. Il Signore, in quel momento, cominciò a scaldare il mio freddo cuore di pietra“.

Il 9 luglio del 2002, la prima udienza per la concessione della libertà condizionata a David Berkowitz viene effettuata nel carcere Sullivan Correctional Facility di Fallsburg, New York. David, che ha 49 anni, ha scelto di non presenziare all’udienza del mese prima. Il membro della Commissione Irene Platt gli chiede perché. “Mi sentivo pieno di ansia. Ho pensato che era meglio per le famiglie che io non venissi per niente, e dopo essermi guardato dentro, nell’anima, e dopo aver pregato molto, ho deciso di venire davanti a voi e scusarmi. Non cerco la libertà. Non sento di meritarla“.

Così, nonostante la sua buona condotta, le sue attività per aiutare gli altri carcerati, il suo impegno presso il cappellano, i suoi 2 anni di università completati, il superamento di altri programmi di riabilitazione in prigione e il rimorso per i crimini commessi non viene rilasciato: “il grande dolore, la sofferenza e la rabbia che ha inflitto alle famiglie e alla comunità sono ancora vive. Il rilascio non terrebbe conto della gravità dei crimini commessi, e verrebbe meno al rispetto della legge“.

Anche l’udienza successiva per la concessione della libertà condizionata che si tiene nel giugno del 2004 ha lo stesso esito.

Adesso le udienze si tengono ogni 2 anni, quindi la successiva è nel 2006. “Non sto cercando la libertà. Non ci credo. Ho accettato la mia sentenza e la mia punizione. E ammetto di meritare di restare in carcere per il resto della mia vita. Non cerco la vostra pietà, vi mostro solo come mi sento e in cosa credo […] spero che ciò che ho scritto possa portarvi un po’ di conforto, e tranquillizzarvi. Grazie, che Dio possa benedirvi“.