Cos’è un Unicorno?

L’unicorno è una creatura leggendaria che ha un corpo simile a quello di un cavallo e un solo corno sulla fronte

Cos'è un Unicorno
Cos’è un Unicorno? L’unicorno è una creatura leggendaria che ha un corpo simile a quello di un cavallo e un solo corno sulla fronte. Il nome deriva dal latino “unicornis“, formato dal prefisso “uni-” che significa “uno” e il sostantivo “cornu” che significa “corno“. A volte, l’unicorno viene associato o confuso con il monocero, termine che deriva dal greco “monókerōs” e che è stato poi tradotto in latino come “unicornis“.

Cos’è un Unicorno?

L’unicorno è spesso rappresentato come un cavallo bianco con poteri magici, e possiede un singolo lungo corno a spirale sulla fronte. Alcune descrizioni aggiungono una coda simile a quella di un leone e zoccoli biforcuti. Nell’immaginario cristiano, l’unicorno poteva essere addomesticato solo da una vergine, simboleggiando la purezza. Si credeva che se il corno fosse stato rimosso, l’animale sarebbe morto. Nel contesto medievale, il corno a spirale era chiamato “alicorno” e gli si attribuiva la capacità di neutralizzare i veleni. Questa credenza era basata sui racconti di Ctesia sull’unicorno in India, dove si diceva che i regnanti locali utilizzassero il corno per creare coppe in grado di neutralizzare i veleni.

Rappresentazioni dell’unicorno erano diffuse nelle antiche civiltà della valle dell’Indo e tra i Sumeri. Questa figura mitologica appare anche negli stemmi delle famiglie degli Estensi a Ferrara e dei Borromeo a Milano (conosciuto è l’unicorno raffigurato nei giardini del Palazzo Borromeo sul Lago Maggiore). Nell’Europa medievale, si diffuse la pratica di utilizzare i “corni di unicorno” (che in realtà erano probabilmente i denti del narvalo, corna di orice o falsificazioni create unendo e intagliando ossa di vari animali) come antidoti. Nel 1295, nell’inventario del tesoro papale di Papa Bonifacio VIII, vennero menzionati per la prima volta quattro “corne di unicorni”, descritti come lunghi e contorti, utilizzati per assaggiare ciò che veniva presentato al papa.

Con l’avvento della moderna scienza naturalistica, l’unicorno iniziò ad essere escluso dai bestiari e a comparire nelle prime opere di classificazione della natura. Tuttavia, nel corso del XIX secolo, la mancanza di prove concrete portò la scienza a escludere definitivamente l’unicorno dalla lista degli animali reali.

Ancora oggi, l’immagine dell’unicorno è presente in tradizioni come il Palio delle Contrade di Siena e il Palio di Ferrara, dove viene raffigurato come simbolo di purezza e poteri magici. Alcune rappresentazioni aggiungono delle ali, chiamandolo “alicorno”, una fusione tra unicorno e pegaso.

Araldica

L’unicorno è una figura presente nell’araldica, rappresentata in modo immaginario. Secondo la tradizione, ha zoccoli simili a quelli dei cervi e dei buoi (come si vede nell’immagine qui sopra), la coda di un leone e una barba di capra sotto la gola. Spesso veniva utilizzato come ornamento esteriore sugli scudi.

Il liocorno simboleggia la forza, la vittoria generosa, la purezza e la castità. È stato uno dei simboli araldici più antichi utilizzati dalla Casa d’Este, specialmente da Borso d’Este.

L’unicorno è anche uno degli emblemi rappresentativi della Scozia e appare come supporto negli stemmi del Regno Unito, della Nuova Scozia in Canada, e del Canada stesso. Inoltre, l’unicorno è un elemento di supporto nello stemma della Lituania.

Simbolismo

Nel simbolismo medievale, l’unicorno era rappresentato come un animale piccolo, simbolo dell’umiltà, ma invincibile. Assomigliante a un cavallo bianco, simbolo di nobiltà e purezza, aveva un unico corno sulla fronte, simboleggiando la connessione del divino con la creatura. Questo essere, con la potenza della spada divina e l’innocenza del manto immacolato, rappresentava la Vergine fecondata dallo Spirito Santo. Nel simbolismo cristiano, l’unicorno incarnava l’arrivo del Verbo di Dio, preparando la strada per il Vero Re.

Nella letteratura cortese, l’unicorno aveva risvolti più legati all’erotismo: il potente unicorno cacciatore poteva essere domato solo dall’amore di una giovane vergine.

Come il giglio bianco, simbolo della purezza di Maria nella cultura cristiana e presente nello stemma francese, l’unicorno, che rappresentava anch’esso la purezza di Maria, fu spesso associato alla Francia sin dal Medioevo.

Possibili spiegazioni

La ricerca di un animale reale che potesse essere alla base del mito dell’unicorno ha aggiunto un’atmosfera di mitologia alla creatura leggendaria. Gli antichi scrittori credevano nell’esistenza dell’unicorno ai confini delle terre conosciute, cercando un animale che almeno in parte assomigliasse a questa leggendaria creatura.

Ci sono stati ritrovamenti, come quelli nella cosiddetta “Cava dell’Unicorno” in Germania, dove alcune ossa fossili, selezionate e assemblate dal sindaco di Magdeburgo, Otto von Guericke nel 1663, sono state presentate come appartenenti a un unicorno. Questo “unicorno” aveva solamente due zampe e venne ricostruito da ossa fossili che probabilmente appartenevano a un mammut o ad altri animali. Lo scheletro fu esaminato da Gottfried Leibniz, precedentemente scettico sull’esistenza dell’unicorno, ma che in seguito ne fu convinto.

Nel 1827, il famoso naturalista francese Georges Cuvier affermò che fosse impossibile l’esistenza di un mammifero perissodattilo con un unico corno frontale. Nel 1933, il biologo americano Franklin Dove dell’Università del Maine dimostrò la possibilità di far crescere chirurgicamente un toro adulto con un singolo corno, rimuovendo e reimplantando le corna al centro della testa su un vitello appena nato.

Phineas Taylor Barnum, in un’occasione, esibì al pubblico lo scheletro di un unicorno, che si rivelò essere un falso.

Rinoceronti

La leggenda dell’unicorno potrebbe essere ispirata da animali preistorici come il rinoceronte lanoso o l’elasmoterio, grandi rinoceronti con un unico grande corno sulla fronte. Questi animali si estinsero durante l’ultima glaciazione insieme a molta altra fauna preistorica. Secondo alcune fonti come il Nordisk familjebok e il saggista Willy Ley, l’elasmoterio potrebbe aver continuato a esistere per un po’ di tempo, mantenendo la sua presenza nelle leggende degli evenchi, un popolo nomade della Russia, descritto come un grosso toro nero con un solo corno.

Sembra che Marco Polo, durante i suoi viaggi, abbia descritto un “unicorno” a Giava, ma la sua descrizione corrisponde in realtà a quella di un rinoceronte di Giava.

In Kazakhstan è stato rinvenuto un cranio fossile datato 29.000 anni fa appartenente a un Elasmotherium sibiricum, simile a un equino e dotato di un lungo corno. In passato si credeva che questa specie si fosse estinta 350.000 anni fa, ma il ritrovamento del cranio suggerisce la possibilità che sia sopravvissuta più a lungo. La leggenda dell’unicorno potrebbe quindi derivare da descrizioni orali tramandate nel tempo di un animale effettivamente osservato dagli uomini preistorici.

Capra con un corno solo

La leggenda dell’unicorno potrebbe essere nata da una rara deformità delle corna in capre domestiche, dove le due corna si uniscono. Nell’arte medievale, l’unicorno veniva talvolta rappresentato con caratteristiche simili a una capra, come zoccoli divisi e una barba, spesso assomigliando più a una capra che a un cavallo.

Orice araba

L’orice araba, un’antilope con due lunghe e sottili corna che si protendono indietro dalla fronte, potrebbe anch’esso aver influenzato la leggenda. Se osservato da una certa distanza di lato, l’orice può sembrare un cavallo con un singolo corno, sebbene le corna puntino all’indietro, a differenza delle tradizionali rappresentazioni dell’unicorno. Viaggiatori nella Penisola arabica potrebbero aver tratto ispirazione da questi animali per la storia dell’unicorno, specialmente considerando che spesso uno dei loro corni si rompe durante i combattimenti.

Il libro “Peregrinatio in terram sanctam” di Bernhard von Breydenbach ed Erhard Reuwich, pubblicato nel 1486, fu il primo libro illustrato di viaggi che descrisse un pellegrinaggio a Gerusalemme e in Egitto, passando per il monte Sinai. Oltre alle grandi xilografie di Reuwich che mostravano paesaggi, città e animali come il coccodrillo, il dromedario e l’unicorno, probabilmente raffigurante un orice, questo libro testimonia l’incontro con creature che avrebbero potuto influenzare la leggenda dell’unicorno.

Narvalo

I corni che venivano spesso presentati come corni d’unicorno nelle collezioni di curiosità durante il Medioevo e il Rinascimento in Europa erano in realtà le zanne dritte e spiralate del maschio del narvalo, un cetaceo che vive nell’Artico. Questa identificazione fu confermata nel 1638 dallo zoologo danese Ole Worm.

Per la loro straordinaria lunghezza, che poteva arrivare fino a 3 metri, e la perfetta struttura a spirale, queste zanne erano estremamente preziose e venivano trasportate in Europa a partire dal XV secolo fino quasi al XIX secolo. Venivano sottoposte a varie prove per cercare di distinguere i “falsi” corni di unicorno. Le rappresentazioni artistiche dei corni di unicorno nell’arte europea si basavano proprio su queste zanne. Nel suo gabinetto delle meraviglie personale, la regina Elisabetta I d’Inghilterra conservava un “corno d’unicorno“, portatole dall’esploratore Martin Frobisher dopo il suo ritorno dal Labrador nel 1577.

Antilope alcina

In Sudafrica, l’antilope alcina porta con sé un’aura mistica e spirituale, probabilmente perché questa grande antilope riesce a difendersi dai leoni e talvolta persino ad abbatterne qualcuno. Le rappresentazioni di questi animali sono comuni nell’arte rupestre della regione e spesso hanno connotazioni soprannaturali. Queste caratteristiche particolari potrebbero essere state osservate dai primi viaggiatori nella zona.

Nell’area intorno a Città del Capo, sono state avvistate antilopi alcine con un solo corno, probabilmente a causa di un gene recessivo. Un presunto corno di unicorno nel castello del clan MacLeod in Scozia è stato identificato come quello di una di queste antilopi.

Un capriolo con un solo palco

Al Centro di Scienze Naturali di Prato è stata scoperta una creatura molto simile al leggendario unicorno: si tratta di un giovane capriolo di 10 mesi che ha un solo palco al centro della fronte invece delle classiche corna biforcate.

La madre del capriolo è stata portata al centro alcuni anni fa ferita dopo essere stata investita da una vettura nell’Appennino pistoiese. Dopo essere stata curata, è stata rilasciata nel parco. La primavera successiva ha incrociato un maschio e il risultato di questo incontro è stato il piccolo capriolo con un solo palco. Il direttore del centro, Gilberto Tozzi, ha dichiarato: “Questa scoperta dimostra che il mitico unicorno celebrato nelle icone e nelle leggende potrebbe non essere stato solo oggetto di fantasia ma un animale reale, come ad esempio un capriolo, un cervo o altre specie, con una particolare anomalia morfologica simile a quella del nostro capriolo. Forse il nostro capriolo è consapevole della sua diversità e non ama farsi vedere facilmente“.

Questo è probabilmente l’animale più simile a un unicorno mai osservato in natura: i caprioli hanno anche gli zoccoli divisi, proprio come viene rappresentato tradizionalmente l’unicorno.

Un esemplare simile è stato avvistato nel luglio 2017 nella zona dei Monti Sibillini.

L’unicorno nella cultura di massa

L’immagine dell’unicorno compare in molti libri e opere di fantasia. Nella saga di Harry Potter, ad esempio, si parla degli unicorni presenti nella Foresta Proibita, il cui sangue si dice possa allungare la vita a chi lo beve, anche se comporta un costo morale molto alto, corrompendo chi compie un gesto del genere.

Anche nel libro “L’ultimo unicorno” di Peter S. Beagle, l’unicorno ha poteri magici, come il mantenere la vitalità di una foresta e riportare in vita chi è appena morto.

In altre storie, come la Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay, si trovano unicorni con caratteristiche diverse, come un unicorno alato di colore rosso.

L’unicorno Twilight Sparkle è il protagonista della serie My Little Pony – L’amicizia è magica.